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"Influencer marketing" si, ma per cortesia non improvvisiamo_

Ho assistito recentemente ad una presentazione di un'agenzia specializzata in "influencer marketing" finalizzata a promuovere la professionalità degli "influencer manager" distinguendoli - questo era il focus dichiarato - dagli "improvvisati" dell'ultimo minuto. 

Definizione: "L'influencer presta all'impresa cliente la sua influenza per orientare le scelte su un preciso e serio panel di fedeli, coinvolti e interessati followers".

Quindi presentano statistiche, tecniche di monitoraggio e qualche case history per avvalorare il concetto che un serio professionista può fare diventare virale anche la pagina più improbabile Questo avviene attraverso una professionale opera di fidelizzazione utilizzando contenuti appositamente pensati e quindi pubblicati per farla crescere. Tutto corretto e condivisibile: ci sono tanti professionisti preparati che lavorano in questo campo con successo.

Fatto sta che, analizzando a posteriori uno di questi casi, si scopre un anomalo aumento dei followers della pagina Instagram portata ad esempio. A parte alcuni aumenti significativi di un migliaio di contatti alla volta, curiosamente cadenzati nel tempo, costanti e con evidenze di successive "fughe" facilmente interpretabili, saltava all'attenzione un improvviso sproporzionato picco di oltre 50.000 followers su un totale di circa 70.000. Il picco è un aumento improvviso di followers in un limitato lasso di tempo. Come ci è stato spiegato durante lo stesso incontro, questo è "certamente" un campanello di allarme che non "premia" ovviamente l'influencer.

Morale: se vogliamo presentare il valore di un progetto, di una professionalità o di un'idea, verifichiamo bene i casi portati ad esempio, altrimenti rischiamo di fare passare il messaggio opposto. E come agenzia di comunicazione non dimostriamo certamente di essere preparati e precisi a riguardo.